Il Fake, letteralmente falso, nell’ambito che andremo a trattare è riferito in generale ad una foto o ad un video frutto dell’elaborazione digitale di programmi di video e fotoritocco e\o video e fotomontaggio.
Con il potenziamento e lo sviluppo di nuovi software in grado di elaborare immagini in maniera sempre più complessa e precisa, il fake risulta sempre più difficile da individuare e più facile per gli utenti produrne.
Il tipo più frequente di fake sono in realtà immagini reali decontestualizzate. Ad esempio riprendere lampioni di notte con un cellulare spesso produce un effetto ufo. Infatti non essendo adatto il cellulare per la ripresa notturna il risultato sarà quello di vedere delle luci su uno sfondo nero. Quindi l’assenza di punti di riferimento potrebbe ingannare sulla distanza e la posizione reale delle luci e apparire come oggetti volanti.
Avremo quindi una foto o una ripresa di oggetti reali, non alterati ma del tutto decontestualizzati e privi di punti di riferimento per giudicare in maniera completa l’immagine.
Dopo aver tenuto conto di ciò dovremmo analizzare l’immagine dal punto di vista della consistenza fisica.
Illuminazione, colore, tono risoluzione dell’immagine e nitidezza dei bordi. Controllare se tutto questo coincida e sia coerente con il resto.
Altre osservazioni da fare sull’immagine riguardano la grana dei pixel. La compressione Jpeg forma una sorta di trama dei pixel dovuta dall’algoritmo di compressione e il grado di qualità impostato dall’algoritmo.
Spesso due immagini montante l’una sull’altra presentano grane di compressione dei pixel differenti visibili con alti valori di zoom.
Differenti gradi di color noise o imprecisione dei bordi.
Il color noise sono quei puntini random colorati che a volte si trovano sulle immagini digitali.
Prima di analizzare dal punto di vista strettamente tecnico un video o un immagine ci sono alcune considerazioni e domande da farci. Prima fra tutte è se l’immagine o il video in questione risulta coerente.
Assicurarsi che il punto focale corrisponda realmente all’oggetto che si presuppone sia il soggetto della ripresa. Ovvero: se qualcuno vi dice di aver fotografato un ufo che volava sopra casa sua ma l’ufo non si trova al centra della fotografia ma sulla periferia ci sarà da chiedersi: “perché una persona che dice di aver ripreso un ufo dovrebbe lasciarlo completamente fuori fuoco e non al centro dell’immagine?”
Le possibilità sono diverse ma principalmente, visto che dobbiamo essere critici verso certe affermazioni, dovremmo dedurne che l’oggetto non era visibile al momento dello scatto o della ripresa e che quindi l’operatore non era in grado di inquadrarlo perfettamente al centro della scena.
Da qui c’è da chiedersi: perché l’operatore ha ripreso “una porzione di cielo\tetto di una casa\quello che vi pare” se non c’era nessun interesse a farlo?
Altra considerazione da fare: L’immagine o il video è realmente giunto a noi intatto dal momento in cui è uscito dalla telecamera\fotocamera o è stato manipolato attraverso un programma anche solo per ridimensionarlo?
Qui inizia l’indagine tecnica.
Per le immagini il procedimento più veloce per accertarsi di ciò è l’analisi dei metadati. I metadati sono delle informazioni che le macchine digitali salvano all’interno dell’immagine al momento dello scatto ed utilizzano uno standard denominato Exif (Exchangeable image file format)
All’interno dei metadati troviamo un ampio spettro di informazioni riguardanti il modello di fotocamera, la data e l’ora dello scatto, le modalità e i filtri attivi durante lo scatto, tempo di esposizione, lunghezza focale e cosa importante eventuali software di salvataggio.
In particolare photoshop e gli altri programmi salvano nei metadati una traccia che indica che l’immagine è stata salvata tramite di essi.
Purtroppo è anche possibile che i metadati siano stati cancellati appositamente ma questo è già un indizio che chi propone la foto ha qualcosa da nascondere.
Esistono un infinità di programmi, molto leggeri e semplici da usare che leggono i metadati, basta cercarne uno con google ma il più adatto al nostro scopo è senz’altro JPEGsnoop.
JPEGsnoop è un programma pensato appositamente per l’analisi approfondita di tutti quei dati e tracce nascoste che attrezzatura hardware e software lasciano, come impronte digitali, nella struttura interna del file di immagine.
L’identificazione è possibile tramite l’analisi della firma degli algoritmi di compressione. Ogni macchina digitale e ogni programma utilizzano uno specifico e proprietario algoritmo di compressione che confrontato con un database interno JPEGsnoop è in grado di riconoscere e identificare e informarci se l’immagine ha subito ritocchi.
Purtroppo però non è sempre così facile. Le macchine digitali di ultima generazione spesso sono in grado di modificare e applicare filtri direttamente all’interno. In modo che un immagine ritoccata possa essere rispedita sulla macchina digitale, modificata e quindi ricompressa cancellando e sovrascrivendo ogni dato Exif del software di fotoritocco e imprimendo i metadati della macchina digitale.
Quindi possiamo parlare solo di alta probabilità di essere originale e dovremo fare affidamento quindi agli altri metodi sopra citati.
In fine bisogna stare attenti ai trucchi più frequenti utilizzati dagli autori di fake. Spesso per rendere l’identificazione più ardua i produttori di fake tendono a degradare la qualità dell’immagine, aggiungere del noise, sfumare i bordi, ridurre le dimensioni, ridurre e poi ingrandire di nuovo creando artefatti.
Ricapitoliamo:
- Chiederci se l’immagine presenta sufficienti dati per evitare che possa essere decontestualizzata e quindi analizzata propriamente.
- Identificare e incongruenze nell’illuminazione e nelle ombre proiettate dagli oggetti sospetti, coerenza delle leggi prospettiche, differenze cromatiche e di tonalità, imprecisioni e definizione dei bordi.
- Identificare incongruenze sulla grana dei pixel e color noise. Se il noise appare in alcune sue parti alterato rispetto al resto dell’immagine o addirittura sfumato questo è un forte indizio di alterazione dell’immagine.
- Chiederci se l’immagine nel suo complesso risulta coerente. Affidarci alla nostra percezione per capire se qualcosa non va e indagare più approfonditamente.
- Se no chiedere all’autore, se possibile, cosa stava riprendendo esattamente e perché in modo da poter contestualizzare propriamente l’immagine o la ripresa.
- Chiedere all’autore, se possibile, una versione dell’immagine non processata ma direttamente come è uscita dalla fotocamera.
- Verificare se i dati Exif sono coerenti con quanto dichiarato dall’autore.
- Ricercare i segni di degrado volontario della qualità dell’immagine.
Tutte questi accorgimenti dovrebbero essere sufficienti per l’identificazione di un’immagine alterata nella maggior parte dei casi. Anche se un certo grado di incertezza come detto potrebbe comunque sussistere dopo un accurata immagine.
Principalmente si diffidi delle immagini di cui non si può conoscere con certezza la provenienza e l’autore.
Un buon metodo per allenarsi nello scoprire dei fake è produrne voi stessi e sperimentare con i programmi di fotoricco e cercare di capire quali siano le traccie e gli artefatti che si lasciano dietro i vari strumenti utilizzati dai produttori di fake.
A breve cercherò di approfondire l’argomento dei video. Alla prossima.
Link JPEGsnoop